Archivio per novembre 2010

Citazioni: L’avventura di un fotografo

Perchè una volta che avete cominciato – predicava – non c’è nessuna ragione che vi fermiate. Il passo tra le realtà che viene fotografata in quanto bella e la realtà che ci appare bella in quanto è stata fotografata è brevissimo.

Se fotografate Pierluca mentre fa il castello di sabbia, non c’è ragione di non fotografarlo mentre piange perchè il castello è crollato e poi mentre la bambinaia lo consola facendogli trovare in mezzo alla sabbia un guscio di conchiglia.

Basta che cominciate a dire di qualcosa: “Ah, che bello, bisognerebbe proprio fotografarlo!” e già siete sul terreno di chi pensa che tutto ciò che non è fotografato è perduto, che è come se non fosse mai esistito, e che quindi per vivere veramente bisogna fotografare quanto più si può e per fotografare quanto più si può bisogna: o vivere in modo quanto più fotografabile possibile, oppure considerare fotografabile ogni momento della propria vita.

La prima via porta alla stupidità, la seconda alla pazzia…

Da: Italo Calvino. L’Avventura di Un Fotografo, in: Gli Amori Difficili. Mondadori, Milano 1994.

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Esercizio: La mia prigione

Tutti noi abbiamo qualche cosa che ci imprigiona in qualche modo.

Qualche cosa cioè che limita la nostra capacità di espansione e la nostra libertà di azione tanto a livello del mondo interno quanto a livello del mondo esterno.

Se vissuta in maniera sufficientemente rigida, infatti, qualunque cosa può diventare una prigione; un lavoro, un matrimonio, una famiglia, una tradizione, una promessa (fatta o spezzata). E ancora, il proprio corpo, il proprio onore, la propria città, il proprio sesso. Cè solo l’imbarazzo della scelta.

Il difficile è riuscire a capirlo, perchè è solo quando ci riesci che è possibile cominciare il lavoro di elaborazione che ti permetterà di liberarti dalle catene.

Un buon metodo per arrivarci è farne un compito fotografico dal titolo: la mia prigione. Come svolgerlo?

Semplice, prendi in mano la fotocamera e inizia a guardarti intorno. Inizia gironzolando per casa, fermati davanti allo specchio e guardati, poi esci di casa e fai due passi nel quartiere dove vivi, raggiungi il tuo ufficio, o il posto dove lavori, continua a cercare e non fermarti finchè non vedi qualcosa che ti fa accendere una lucina. Ricordati che sei a caccia di indizi.

Continua così, e nel dubbio continua a scattare fotografie, ovunque ti sembra di riuscire a mettere a fuoco aspetti della tua vita che possono rispondere a questa domanda. Fermati quando hai la sensazione di aver messo gli occhi su qualche cosa di importante.

A questo punto puoi fermarti a rivedere tutte le immagini scattate e a riflettere su ciò che significano per te.

Tecnica: Priorità di tempi

Di che cosa parliamo quando parliamo di tempo in fotografia?

Parliamo della velocità con cui si apre (e si chiude) il diaframma dell’obiettivo di una fotocamera, certo, ma in pratica questo che cosa significa?

Un ottomillesimo di secondo, per esempio, è un tempo di scatto capace di congelare il movimento di una Formula Uno sul rettilineo di Monza, e quindi di fermare il tempo della realtà permettendo all’osservatore di vedere un’immagine che nemmeno i suoi occhi possono vedere senza l’ausilio di una fotocamera.

Un secondo sembra un tempo breve, ma contiene molti movimenti; difficile evitare il mosso in un ritratto il cui tempo di scatto dura un secondo, perché la realtà sembra muoversi comunque più veloce e l’immagine finale apparirà mossa, o sfuocata.

Un minuto è un tempo infinito per scattare una fotografia; un tempo in cui  i punti di luce divengono striscioline colorate e le persone ombre in movimento; le stesse microfascicolazioni muscolari della mano del fotografo rendono impossibile ottenere una fotografia nitida senza uno stabilizzatore di immagini.

Qual è il tuo tempo ideale? Qual è il tempo di scatto che preferisci? Te lo sei mai chiesto? Ti piacciono più le foto dai soggetti congelati, o quelle sempre un po’ mosse?

Questa domanda ti porta inevitabilmente a riflettere sul modo in cui imposti il tempo nella tua vita. Vivi i millesimidisecondo, o i mmiiiiiiinuuuuuutiiiiiii?

E hai mai pensato di provare a modificare i tuoi tempi preferenziali?

Se la risposta è no, la fotografia ti permette di farlo. Almeno per gioco. Per qualche decina di scatti.

Prova e non te ne pentirai; sono certo che i risultati ti suggeriranno domande e le domande troveranno risposte. Non aver paura di cambiare le regole, le regole rigide servono solo a chi non si sa regolare…

Esercizio: Una foto segnaletica

Ti è mai capitato di essere schedato dalla polizia?

Presumo di no, ma se anche così fosse ciò non significa che questo esercizio non possa esserti utile. In sintesi, il compito consiste nel realizzare una foto segnaletica.

Presumo tu sappia come si fa. Mettiti in piedi contro un muro bianco. Fotocamera su un cavalletto, un mobile, o una sedia con qualche libro impilato. Se vuoi essere maggiormente realistio, ti consiglio di realizzare un cartello bianco di circa 10cm. x 20cm. su cui scrivere in nero a corpo grande (40-46)  un numero, una sigla tipo: LAPD, o Questura di Palermo, o Dortmund Polizei, e sotto di questa una data.

A te la scelta del vestiario (preferisci il gessato grigio alla Lucky Luciano, o la tee stile Steve McQueen) dell’espressione (feroce? spietata? allucinata? interrogativa?) e dei capelli (brillantinati? elettrici? o stile arrestato alle quattro del mattino?). Insomma, massima libertà d’interpretazione.

Le foto da farsi sono come da tradizione due: una di fronte e una di profilo, flash attivato a piena forza e, naturalmente, profilo colore impostato su: BW (foto in bianco/nero).

Beh? Che faccia hai? Ti eri mai visto così? Nella vita non si sa mai cosa vi può capitare…

E se il gioco ti è piaciuto, ti consiglio di leggere il bel libro di: Giacomo Papi, Accusare. Storia del Novecento in 366 foto segnaletiche (2004, ISBN edizioni).

Teoria: Definire un autoritratto fotografico

Che cosa si intende esattamente con il termine autoritratto fotografico?

Può sembrare una domanda banale, ma in realtà è piuttosto la risposta a questa domanda che rischia di esserlo. Mentre invece si tratta a mio parere di un concetto di fondamentale importanza per tutti coloro che intendono avvicinarsi a questo strumento a metà tra arte e terapia.

Comincio a rispondere con un esempio. Hai fatto caso alla molteplice diversità di immagini che le persone mettono su FaceBook al posto della propria profile picture?

Secondo te, queste immagini sono da considerarsi degli autoritratti oppure no? Mi viene da pensare di sì, perchè mi pare evidente che la persona sta cercando di raffigurare sè stessa e di comunicare al mondo questa sua raffigurazione di sè.

In certi casi si tratta di parti del proprio corpo, ma spesso e volentieri vi troviamo anche immagini raffiguranti paesaggi, disegni, dipinti, oggetti, ambienti, immagini astratte, etc.

Insomma tutto tranne che un classico ritratto come descritto nei manuali di fotografia. Al di là delle possibili ipotesi sul significato di queste scelte, quello che mi interessa farti notare è che ritengo che tutte queste immagini siano da considerarsi degli autoritratti tout court

Ricordati di questo concetto tutte le volte che penserai all’uso dell’autoritratto per lavorare su te stesso o sui tuoi pazienti.

Esercizio: Actors studio

Se tu fossi un attore, o un’attrice, chi saresti? E quale personaggio ti piacerebbe interpretare?

Pensaci un attimo, sono sicuro che conosci già la risposta tanto all’una quanto all’altra di queste due domande…stiamo parlando del tuo attore preferito, probabilmente nella sua migliore interpretazione.

Ecco dunque il tuo compito. Incarnare questo personaggio e fotografarlo.

Attenzione, non ho detto scimmiottare! Ho detto “incarnare” quel personaggio.

In altre parole devi cercare di entrare nella sua mente aiutandoti con il ricordo dell’aspetto e delle movenze del tuo attore preferito e facendo appello alle similitudini psicologiche piuttosto che a quelle fisiche (mai sentito parlare di Metodo Stanislavski?).

Cerca dentro di te quelle parti che corrispondono a quell’attore e a quel personaggio, sono sicuro che ci sono (altrimenti non lo avresti scelto), dopo di che procurati gli abiti necessari, pettinati e truccati a dovere e poi lascia il resto alla macchina fotografica.

Continua a scattare finchè non avrai trovato quello che cerchi. Quando sentirai di aver finito poniti questa domanda: quale spazio ha, nell’espressione della tua personalità, questo personaggio?

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