Tecnica: Lunga esposizione

Uno dei più classici artifici tecnici per la realizzazione di ritratti davvero particolari è la tecnica della lunga esposizione.

Inventata agli albori della fotografia, a causa della lentezza delle prime emulsioni, che richiedevano talora lunghi minuti di esposizione, utilizzato da Julia Margaret Cameron per realizzare le sue famose fotografie mitologiche e visionarie, è stata recentemente riscoperta dal ritrattista Gary Schneider. Si tratta di una tecnica di complicata esecuzione, ma che garantisce risultati eccezionali per originalità e unicità.

Il primo segreto per realizzare questo tipo di ritratti consiste nell’utilizzare un soggetto paziente cui si chiederà di mantenere la massima immobilità possibile per tutta la durata della sessione di scatto (una buona strategia per ridurre al minimo i movimenti involontari può essere quella di chiedergli di stendersi al suolo).

La fotocamera deve essere montata su un cavalletto con l’obiettivo puntato e messo a fuoco sul volto del soggetto (ti consiglio di sperimentare sia l’immagine realizzata in autofocus che quella realizzata con messa a fuoco manuale), impostata sulla posa B e attrezzata con uno scatto flessibile (o un radiocomando).

La seduta fotografica deve svolgersi in una stanza oscurata (al buio) e il fotografo dovrà munirsi di un flash a mano, oppure di una torcia a led bianchi fornita di tasto di lampeggiamento.

A questo punto il fotografo, inizia l’esposizione premendo il tasto dello scatto flessibile. Lavorando dapprima sul lato destro e poi sul lato sinistro del volto del soggetto, e tenendo la sorgente di luce parallela al piano degli occhi (in modo da non abbagliarlo costringendolo a chiuderli) deve pennellare il volto con micro lampi di luce. Si inizia con due lampi per parte, per poi passare a tre, o quattro. Una volta appresa la tecnica, è possibile provare a modificare creativamente la modalità di illuminazione.

Mentre il fotografo lavora lentamente il soggetto con le sue pennellate di luce che per un’istante squarciano il buio, la fotocamera che ha l’otturatore aperto, registra l’immagine e continua a impressionare la pellicola (o il sensore) e nel frattempo il soggetto si muove, impercettibilmente, ma abbastanza da dare all’immagine finale un aspetto strano, un pò scombussolato, vagamente onirico, sicuramente fuori dal comune.

Il risultato sarà un ritratto come non lo hai mai visto, che sembra condensare in sé tutto il flusso delle emozioni vissute dal soggetto nel corso della seduta in un’unica immagine incredibilmente espressiva. L’unico problema della tecnica della lunga esposizione è che per realizzare un autoritratto con questo metodo bisogna davvero essere dei professionisti. Ma una volta appresa la tecnica è facilissimo realizzarlo con l’aiuto di un amico, o di un partner. Provare per credere!

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