Archivio per gennaio 2011

Pensieri: Paesaggi interiori

Ci siamo ormai abituati al fatto che la maggior parte delle immagini che vediamo nel mondo esterno siano state in qualche modo manipolate, o interpolate.

La cosa buffa è che, per motivi di coerenza interna, continuiamo ostinatamente a pensare che le immagini di noi che ci siamo costruiti (e che appartengono ormai al nostro mondo interno) siano, al contrario, vere e indiscutibili. Ma così non è.

Dobbiamo re-imparare ad avvicinarci all’immagine che abbiamo di noi stessi come ad un luogo che ci è in gran parte sconosciuto, cauti e curiosi di cosa – o di chi – potremmo incontrarvi.

Dobbiamo cioè imparare a ri-esaminare attentamente la superficie visibile di noi stessi, ma anche essere consapevoli che sotto questa superficie potrebbero celarsi modi di essere e vedere che ci hanno preceduto e che si sono stratificati nel nostro immaginario.

La delicatezza della ricerca e del recupero delle immagini, fatto che caratterizza tanto gli archeologi quanto i restauratori d’arte, dovrebbe farci da guida per questo lavoro che, se ben condotto, può permetterci di riscoprire capolavori perduti e svelarci la complessità della nostra personalità.

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Citazioni: Visual lifelines

“…Inizia con il raccogliere il maggior numero possibile di fotografie che ti raffigurano. Fai il giro dei familiari e fotocopia quelle di cui non ti daranno gli originali.

Ordinale cronologicamente per anno di produzione e poi mettile in fila. Tutte in fila a formare un’unica linea sul pavimento. Quelle che appartengono allo stesso anno possono essere messe una sopra l’altra a formare un mazzo. Non preoccuparti di quelle che mancano.

Fatto questo, inizia a  lavorarci su,  scrivendo per prima cosa l’anno di produzione su un pezzetto di carta che metterai sotto ogni fotografia (o sotto ogni mazzo) della fila. E poi estrai per ogni anno la fotografia che, secondo te, meglio lo rappresenta e metti da parte le altre.

Alla fine ti troverai di fronte ad una selezione di immagini che rappresentano la tua vita in un modo che non avevi mai pensato di guardare in questi termini…”

Da: Jo Spence, Joan Solomon. What Can A Woman Do With A Camera? Scarlet Press, London 1995.

Esercizio: Variazioni sul primissimo piano.

Se hai già eseguito l’esercizio: primissimo piano te ne propongo oggi qualche interessante variazione.

Lo scopo di queste variazioni è quello di introdurre delle deformazioni controllate dell’immagine finale facendo ricorso ad alcuni artifizi.

Torniamo pertanto alle regole per l’esecuzione di un primissimo piano che ti consiglio di ripassare un attimo prima di continuare.

Questa volta vorrei che tu facessi le seguenti variazioni e che realizzassi ogni volta un nuovo scatto.

Prima variazione. Alita sulla lente dell’obiettivo della fotocamera, o della webcam, in modo da appannarla e scatta la foto prima che la lente sia tornata nitida.

Seconda variazione. Ritaglia un riquadro di pellicola trasparente da cucina tipo Domopak, fissalo con un pò di nastro adesivo, o con un piccolo elastico, all’obiettivo della fotocamera in modo che sia ben teso di fronte alla lente dell’obiettivo pur senza entrare in contatto con questa. Scatta la foto.

Terza variazione. Con la fotocamera ancora approntata come sopra (con la pellicola Domopak tesa davanti alla lente) procurati uno spillo e, facendo ben attenzione a non toccare con la punta la lente sottostante, fai in modo di fare due o tre fori a caso nella pellicola tesa. Scatta la foto.

Quarta variazione. Con la fotocamera ancora approntata come sopra (con la pellicola Domopak tesa davanti alla lente e forata) alita sulla pellicola in modo da appannarla, proprio come avevi fatto prima con la lente dell’obiettivo. Scatta la foto.

A questo punto stampa le immagini risultanti e confrontale con quelle dell’esercizio di base. C’è una bella differenza non trovi? Certo, questi sono ritratti molto diversi. Strani, inquietanti, meno definiti, ma sei sempre tu. Visto attraverso occhi diversi…

Esercizio: Primissimo piano

L’esercizio che ti propongo oggi è la realizzazione di una particolare tipologia di autoritratto: il primissimo piano.

Per chi non è molto addentro alle regole tecniche della fotografia mi spiego meglio.  Per primissimo piano si intende un ritratto in cui il volto del soggetto riempie tutta l’inquadratura ed è tagliato solitamente sopra l’attaccatura dei capelli e a metà del mento o, al massimo, del collo.

Ne risulta un’immagine  dall’inquadratura molto stretta e particolarmente cinematografica che consente di cogliere nel dettaglio l’espressione e l’atteggiamento emotivo del soggetto.

Lo scopo di questo esercizio è quello di realizzare un’immagine che sia capace di cogliere il più possibile la tua espressione in questo momento. Te ne propongo due versioni.

La prima. Usa una fotocamera digitale compatta, scegli il programma ritratto e imposta lo zoom alla massima estensione. Ci saranno un pò di tentativi da fare, per perfezionare l’inquadratura, ma vedrai che non sarà difficile.

La seconda. Usa la webcam del tuo computer, ma ricordati che di solito una webcam monta un obiettivo grandangolare che sicuramente distorcerà l’immagine in primissimo piano. Lo dico solo per rassicurarti sul risultato. Perchè è proprio questa distorsione che voglio che tu veda.

Stampa i risultati e mettili da parte, senza farti troppe domande. Ritorneremo fra poco su questo esercizio. E te ne proprorrò un’ulteriore evoluzione.

Pensieri: I volti finti

Hai fatto caso a come da tempo la pubblicità ci abbia abituato a bellissimi ritratti di volti ingannevoli nella loro falsità?

Avrai certamente notato come la maggior parte delle fotografie che vediamo oggi sui grandi manifesti pubblicitari, o sulle pagine patinate delle riviste, non sono più veramente autentiche. Sono il risultato di fotografie sapientemente (e talora abnormemente) ritoccate in modo da produrre delle immagini di volti che servono a creare e mantenere gli stereotipi di bellezza imposti dai media. Volti glamorous, ma talmente costruiti che nemmeno gli stessi modelli si riconoscono più nelle fotografie finali.

E avrai anche notato che siamo ormai talmente condizionati da queste immagini che non ci stupiamo più di vedere una persona che si tinge i capelli di colori falsi ed improbabili, o che consideriamo “volgare” o “sciatta” una persona (specialmente se di sesso femminile) che non tenta di abbellire il proprio aspetto fisico con qualche “trucco”.

Dal volto al resto del corpo, una serrata campagna per la bellezza insostenibile è in pieno svolgimento e si intensifica ogni giorno di più. Ma ogni giorno si contano anche i morti e i feriti di questa guerra, che si misurano nei numeri dell’incremento esponenziale dei disturbi dell’immagine corporea. Nelle persone che non si riconoscono più nel loro corpo e che cercano in modi più o meno sani di modificarlo. Nei numeri in crescita delle vittime della medicina (e della chirurgia) “estetica”.

A fronte di tutto questo non è per niente strano se tutti noi fatichiamo sempre più ad accettare il nostro vero aspetto e non ci riconosciamo nelle fotografie che ci raffigurano.

Ri-vedersi attraverso gli autoritratti e ri-scoprire la propria unicità e individualità è l’unica via di fuga da questa follia imperante nel mondo.

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