Archivio per marzo 2011

Pensieri: I want to be a mum

Ho trovato meraviglioso e pieno di vita il progetto di Serena Salvadori “I want to be a mum recentemente premiato al FotoFestiwal di Lodz.

Mi è piaciuto il coraggio, la freschezza, il taglio, l’ingenuità, la vitalità e anche la paura che Serena ha saputo condensare nei suoi scatti.

C’è chi ha definito queste immagini troppo forti...Un termine curioso, che forse vuol significare crudo, o esplicito, pensiero comprensibile se guardiamo queste immagini con l’ottica dei fruitori di riviste glamour, di gran moda in questa parte del secolo.

Le fotografie di Serena Salvadori non esprimono certo glamour, nè pretendono di sedurre, ma si offrono piuttosto allo sguardo indiscreto dello spettatore offrendogli un assaggio dell’anima dell’autrice. Il problema è proprio questo, che bisogna riuscire a intra-vedere l’anima dell’autrice attraverso il suo corpo, cosa questa che purtroppo non riesce a tutti.

Dovendo scegliere il soggetto per un reportage, la fotografa ha scelto di mettere sè stessa davanti alla lente dell’obiettivo e questo fino ad oggi è riuscito davvero a pochi.

Per questi motivi mi piace Serena Salvadori, perchè è una donna con una sua personalissima visione…

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Esercizio: Ritratto italiano

Oggi ti propongo un esercizio in tema con i festeggiamenti per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia,

L’esercizio consiste nel realizzare un autoritratto italiano. Un autoritratto che parli della tuo essere italiano. Un autoritratto che dica a chi lo vedrà: “Io sono un italiano, un italiano vero…” Un autoritratto che ti mostri italiano al di là di ogni ragionevole dubbio.

Potremmo discutere a lungo (anche animatamente) sul significato di questo concetto ma, al di là di ogni facile ironia, il senso più profondo di questo esercizio è quello di spingerti a riflettere.

In che modo il fatto di essere nato e cresciuto in questo paese può avere segnato il tuo volto, le tue mani, il tuo corpo, la tua casa, il tuo lavoro, i tuoi hobbies, etc.?

Hai mai pensato come la tua vita potrebbe essere diversa se fossi nato e cresciuto ad Amburgo, o a Lione, o a Cardiff, ad Istanbul, o a Vladivostock?

Al di là della riflessione su come le differenze culturali ci segnano, credo che questo esercizio possa essere un’ottima opportunità per recuperare anche una fierezza dell’essere italiani che anno dopo anno va (ahimè) sempre più scemando.

Buon lavoro, dunque!

Citazioni: Lo specchio

A me guardare nello specchio induce un senso di meraviglia.

Mi dico: Ma chi è?!?

E così ho cominciato a fotografare me stesso e ho scoperto che riuscivo a vedere parti di me che non avevo mai visto prima.

Siccome mi trovo davanti al mio volto allo specchio, so abbastanza bene com’è. Quando vedo un aspetto a cui non sono abituato, lo trovo peculiare…

Per cui fotografare me stesso e scoprire territori sconosciuti del mio sè in superficie genera un interessante confronto psicologico…”

Da: Lucas Samaras. The Apocaliptic Disguises of Lucas Samaras. ARTnews N°75, aprile 1976.

Pensieri: Autoritratto come autoterapia?

Un autoritratto può essere terapeutico?

Questa domanda rimbalza frequentemente sulle pagine di blog e riviste di arte terapia e la risposta ovviamente è: certo che sì! Il problema è che leggendo diversi contributi anche di autori che pure non definirei ingenui, è invalso l’uso di ritenere che qualsiasi autoritratto possa avere in sè una valenza terapeutica.

Debbo dire che non concordo affatto con questa teoria. Sarebbe come dire che dato che il fatto di sognare può essere terapeutico allora ogni sogno lo è tout court.

In realtà ciò che rende terapeutico un autoritratto (come del resto un sogno) non è tanto l’atto di auto-raffigurazione in sè stesso, quanto piuttostola ricerca e l’attribuzione  ad esso di un significato.

E’ dunque la cornice e non il  contenuto in sè, ciò che definisce il contesto come terapeutico (o auto-terapeutico) oppure no. Questo spiega perchè tantissime persone passano la giornata a scattarsi autoritratti da pubblicare sulle proprie pagine FB senza trarne quasi mai alcun beneficio.

Altri invece si limitano a scattarsi un autoritratto al mese, nello stesso luogo, alla stessa ora del giorno, nello stesso giorno della settimana, e poi vanno alla ricerca delle sottili modifiche intercorrenti tra le diverse immagini e pertanto ne traggono un significato terapeutico.

Una preciazione forse banale, ma a mio parere necessaria…

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