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Tecnica: Photo-collage

Chi ha mai detto che un autoritratto non possa essere costruito a tavolino?

Intendo proprio in senso letterale, ovvero con forbici e colla! Hai mai provato la tecnica del photo-collage? Una bravissima insegnante di questa tecnica è la mia amica Sabine Korth, e se vuoi davvero imparare la tecnica del photo-collage dovresti dare un’occhiata al suo sito, ma se vuoi intanto sperimentare di che cosa si tratta puoi farlo anche subito.

Per cominciare devi procurarti qualche fotografia che ti ritrae. Scegline qualcuna che inquadra soltanto il viso, o il busto e qualcuna che invece ti ritrae a figura intera e stàmpale.

Scegline due, di cui una formato ritratto e l’altra a figura intera poi procurati un paio di forbici e cerca di ritagliare il più minuziosamente possibile la tua immagine.

Adesso prendi qualche rivista, sfogliala e scegli le immagini che ti colpiscono di più. Ritaglia le pagine con attenzione in modo da non rovinarle. Perfetto…

E ora non devi fare altro che comporre una nuova immagine, giustapponendo i tuoi ritratti sull’immagine di  sfondo presa dalla rivista. Una puntina di colla tipo Vinavil ti aiuterà a posizionare il tuo ritratto sullo sfondo. E per finire…ri-fotografa il tutto e stampa l’immagine. O magari, meglio ancora, ri-fotografalo usando una Polaroid.

Ed ecco il risultato: un autoritratto fatto con la tecnica del photo-collage.

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Esercizio: Primissimo piano

L’esercizio che ti propongo oggi è la realizzazione di una particolare tipologia di autoritratto: il primissimo piano.

Per chi non è molto addentro alle regole tecniche della fotografia mi spiego meglio.  Per primissimo piano si intende un ritratto in cui il volto del soggetto riempie tutta l’inquadratura ed è tagliato solitamente sopra l’attaccatura dei capelli e a metà del mento o, al massimo, del collo.

Ne risulta un’immagine  dall’inquadratura molto stretta e particolarmente cinematografica che consente di cogliere nel dettaglio l’espressione e l’atteggiamento emotivo del soggetto.

Lo scopo di questo esercizio è quello di realizzare un’immagine che sia capace di cogliere il più possibile la tua espressione in questo momento. Te ne propongo due versioni.

La prima. Usa una fotocamera digitale compatta, scegli il programma ritratto e imposta lo zoom alla massima estensione. Ci saranno un pò di tentativi da fare, per perfezionare l’inquadratura, ma vedrai che non sarà difficile.

La seconda. Usa la webcam del tuo computer, ma ricordati che di solito una webcam monta un obiettivo grandangolare che sicuramente distorcerà l’immagine in primissimo piano. Lo dico solo per rassicurarti sul risultato. Perchè è proprio questa distorsione che voglio che tu veda.

Stampa i risultati e mettili da parte, senza farti troppe domande. Ritorneremo fra poco su questo esercizio. E te ne proprorrò un’ulteriore evoluzione.

Tecnica: Lunga esposizione

Uno dei più classici artifici tecnici per la realizzazione di ritratti davvero particolari è la tecnica della lunga esposizione.

Inventata agli albori della fotografia, a causa della lentezza delle prime emulsioni, che richiedevano talora lunghi minuti di esposizione, utilizzato da Julia Margaret Cameron per realizzare le sue famose fotografie mitologiche e visionarie, è stata recentemente riscoperta dal ritrattista Gary Schneider. Si tratta di una tecnica di complicata esecuzione, ma che garantisce risultati eccezionali per originalità e unicità.

Il primo segreto per realizzare questo tipo di ritratti consiste nell’utilizzare un soggetto paziente cui si chiederà di mantenere la massima immobilità possibile per tutta la durata della sessione di scatto (una buona strategia per ridurre al minimo i movimenti involontari può essere quella di chiedergli di stendersi al suolo).

La fotocamera deve essere montata su un cavalletto con l’obiettivo puntato e messo a fuoco sul volto del soggetto (ti consiglio di sperimentare sia l’immagine realizzata in autofocus che quella realizzata con messa a fuoco manuale), impostata sulla posa B e attrezzata con uno scatto flessibile (o un radiocomando).

La seduta fotografica deve svolgersi in una stanza oscurata (al buio) e il fotografo dovrà munirsi di un flash a mano, oppure di una torcia a led bianchi fornita di tasto di lampeggiamento.

A questo punto il fotografo, inizia l’esposizione premendo il tasto dello scatto flessibile. Lavorando dapprima sul lato destro e poi sul lato sinistro del volto del soggetto, e tenendo la sorgente di luce parallela al piano degli occhi (in modo da non abbagliarlo costringendolo a chiuderli) deve pennellare il volto con micro lampi di luce. Si inizia con due lampi per parte, per poi passare a tre, o quattro. Una volta appresa la tecnica, è possibile provare a modificare creativamente la modalità di illuminazione.

Mentre il fotografo lavora lentamente il soggetto con le sue pennellate di luce che per un’istante squarciano il buio, la fotocamera che ha l’otturatore aperto, registra l’immagine e continua a impressionare la pellicola (o il sensore) e nel frattempo il soggetto si muove, impercettibilmente, ma abbastanza da dare all’immagine finale un aspetto strano, un pò scombussolato, vagamente onirico, sicuramente fuori dal comune.

Il risultato sarà un ritratto come non lo hai mai visto, che sembra condensare in sé tutto il flusso delle emozioni vissute dal soggetto nel corso della seduta in un’unica immagine incredibilmente espressiva. L’unico problema della tecnica della lunga esposizione è che per realizzare un autoritratto con questo metodo bisogna davvero essere dei professionisti. Ma una volta appresa la tecnica è facilissimo realizzarlo con l’aiuto di un amico, o di un partner. Provare per credere!

Tecnica: Priorità di tempi

Di che cosa parliamo quando parliamo di tempo in fotografia?

Parliamo della velocità con cui si apre (e si chiude) il diaframma dell’obiettivo di una fotocamera, certo, ma in pratica questo che cosa significa?

Un ottomillesimo di secondo, per esempio, è un tempo di scatto capace di congelare il movimento di una Formula Uno sul rettilineo di Monza, e quindi di fermare il tempo della realtà permettendo all’osservatore di vedere un’immagine che nemmeno i suoi occhi possono vedere senza l’ausilio di una fotocamera.

Un secondo sembra un tempo breve, ma contiene molti movimenti; difficile evitare il mosso in un ritratto il cui tempo di scatto dura un secondo, perché la realtà sembra muoversi comunque più veloce e l’immagine finale apparirà mossa, o sfuocata.

Un minuto è un tempo infinito per scattare una fotografia; un tempo in cui  i punti di luce divengono striscioline colorate e le persone ombre in movimento; le stesse microfascicolazioni muscolari della mano del fotografo rendono impossibile ottenere una fotografia nitida senza uno stabilizzatore di immagini.

Qual è il tuo tempo ideale? Qual è il tempo di scatto che preferisci? Te lo sei mai chiesto? Ti piacciono più le foto dai soggetti congelati, o quelle sempre un po’ mosse?

Questa domanda ti porta inevitabilmente a riflettere sul modo in cui imposti il tempo nella tua vita. Vivi i millesimidisecondo, o i mmiiiiiiinuuuuuutiiiiiii?

E hai mai pensato di provare a modificare i tuoi tempi preferenziali?

Se la risposta è no, la fotografia ti permette di farlo. Almeno per gioco. Per qualche decina di scatti.

Prova e non te ne pentirai; sono certo che i risultati ti suggeriranno domande e le domande troveranno risposte. Non aver paura di cambiare le regole, le regole rigide servono solo a chi non si sa regolare…

Tecnica: Giocare con i grandangolari

Un concetto classico di tecnica fotografica è che gli obiettivi grandangolari non vanno bene per i ritratti…

Ma questo è vero solo se fai il fotografo di moda. Se invece sei uno sperimentatore, o un cercatore di cose preziose, o un visionario, o tutte queste cose insieme, dovresti provare a ritrarti a distanza ravvicinata usando un obiettivo grandangolare da 20mm o da 24mm.

Perchè? Prova e avrai la tua risposta.

Un obiettivo altro non è se non una lente percettiva, in altre parole l’occhio della macchina fotrografica. E il bello delle macchine fotografiche è che hanno gli occhi intercambiabili (a differenza degli umani).

Quindi se vuoi giocare un pò con la percezione dell’immagine corporea, o magari capire come si vedono le persone che hanno dei disturbi dell’immagine corporea, devi assolutamente provare a usare un grandangolare.

E se vuoi davvero esagerare, prova un 17mm, o magari un obiettivo fisheye (quelli che fanno le immagini rotonde), le regole rigide servono a chi non si sa regolare.

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