Posts Tagged ‘ Fotografia terapeutica ’

Pensieri: I want to be a mum

Ho trovato meraviglioso e pieno di vita il progetto di Serena Salvadori “I want to be a mum recentemente premiato al FotoFestiwal di Lodz.

Mi è piaciuto il coraggio, la freschezza, il taglio, l’ingenuità, la vitalità e anche la paura che Serena ha saputo condensare nei suoi scatti.

C’è chi ha definito queste immagini troppo forti...Un termine curioso, che forse vuol significare crudo, o esplicito, pensiero comprensibile se guardiamo queste immagini con l’ottica dei fruitori di riviste glamour, di gran moda in questa parte del secolo.

Le fotografie di Serena Salvadori non esprimono certo glamour, nè pretendono di sedurre, ma si offrono piuttosto allo sguardo indiscreto dello spettatore offrendogli un assaggio dell’anima dell’autrice. Il problema è proprio questo, che bisogna riuscire a intra-vedere l’anima dell’autrice attraverso il suo corpo, cosa questa che purtroppo non riesce a tutti.

Dovendo scegliere il soggetto per un reportage, la fotografa ha scelto di mettere sè stessa davanti alla lente dell’obiettivo e questo fino ad oggi è riuscito davvero a pochi.

Per questi motivi mi piace Serena Salvadori, perchè è una donna con una sua personalissima visione…

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Pensieri: Autoritratto come autoterapia?

Un autoritratto può essere terapeutico?

Questa domanda rimbalza frequentemente sulle pagine di blog e riviste di arte terapia e la risposta ovviamente è: certo che sì! Il problema è che leggendo diversi contributi anche di autori che pure non definirei ingenui, è invalso l’uso di ritenere che qualsiasi autoritratto possa avere in sè una valenza terapeutica.

Debbo dire che non concordo affatto con questa teoria. Sarebbe come dire che dato che il fatto di sognare può essere terapeutico allora ogni sogno lo è tout court.

In realtà ciò che rende terapeutico un autoritratto (come del resto un sogno) non è tanto l’atto di auto-raffigurazione in sè stesso, quanto piuttostola ricerca e l’attribuzione  ad esso di un significato.

E’ dunque la cornice e non il  contenuto in sè, ciò che definisce il contesto come terapeutico (o auto-terapeutico) oppure no. Questo spiega perchè tantissime persone passano la giornata a scattarsi autoritratti da pubblicare sulle proprie pagine FB senza trarne quasi mai alcun beneficio.

Altri invece si limitano a scattarsi un autoritratto al mese, nello stesso luogo, alla stessa ora del giorno, nello stesso giorno della settimana, e poi vanno alla ricerca delle sottili modifiche intercorrenti tra le diverse immagini e pertanto ne traggono un significato terapeutico.

Una preciazione forse banale, ma a mio parere necessaria…

Workshop: Auto-Foto-Terapia

Un work-shop per mettere a fuoco (è proprio il caso di dirlo) il rapporto esistente tra soggetto, emozioni e cibo, visto come ostacolo/mediatore tra l’immagine reale e quella idealizzata di sé.

Si tratta di un vero e proprio laboratorio che insegna ai partecipanti come utilizzare una fotocamera per prendere coscienza del proprio aspetto fisico e delle emozioni a questo retrostanti, anche attraverso una riflessione sulle abitudini alimentari. I partecipanti imparano a creare un foto-diario dell’alimentazione e delle emozioni, e ad utilizzare i dati per ri-comporre il proprio corpo e ri-vedere la propria immagine di sé.

Il percorso è basato sulle mie più recenti esperienze a proposito di modelli di auto-aiuto per la prevenzione e la terapia dei disturbi del comportamento alimentare per mezzo della fotografia terapeutica. La fotografia è infatti uno strumento straordinario che permette di scavare nella complessità della realtà e di ricavare un gran numero di informazioni sul fotografo e sul suo modo di vedere il mondo.

Scopo del work-shop, eminentemente esperienziale, è quello di mettere il partecipante in grado di utilizzare la tecnica dell’auto-foto-terapia nella propria vita quotidiana (e/o nella propria pratica professionale) dopo averla sperimentata su sè stesso.

Il workshop è aperto ad un numero massimo di venti partecipanti e si tiene nei week-end dei mesi di  maggio (21-22 oppure 28-29), giugno (18-19 oppure 25-26) e  luglio (9-10). Prevede due giornate di lavoro dalle ore 10 del sabato mattina alle ore 17 della domenica pomeriggio (pasto di mezzogiorno compreso) e si tiene presso la foresteria del Convento di S.Maria dei Servi a Sansepolcro (AR).

Se  sei interessato o vuoi maggiori informazioni scrivimi!

Tecnica: Priorità di tempi

Di che cosa parliamo quando parliamo di tempo in fotografia?

Parliamo della velocità con cui si apre (e si chiude) il diaframma dell’obiettivo di una fotocamera, certo, ma in pratica questo che cosa significa?

Un ottomillesimo di secondo, per esempio, è un tempo di scatto capace di congelare il movimento di una Formula Uno sul rettilineo di Monza, e quindi di fermare il tempo della realtà permettendo all’osservatore di vedere un’immagine che nemmeno i suoi occhi possono vedere senza l’ausilio di una fotocamera.

Un secondo sembra un tempo breve, ma contiene molti movimenti; difficile evitare il mosso in un ritratto il cui tempo di scatto dura un secondo, perché la realtà sembra muoversi comunque più veloce e l’immagine finale apparirà mossa, o sfuocata.

Un minuto è un tempo infinito per scattare una fotografia; un tempo in cui  i punti di luce divengono striscioline colorate e le persone ombre in movimento; le stesse microfascicolazioni muscolari della mano del fotografo rendono impossibile ottenere una fotografia nitida senza uno stabilizzatore di immagini.

Qual è il tuo tempo ideale? Qual è il tempo di scatto che preferisci? Te lo sei mai chiesto? Ti piacciono più le foto dai soggetti congelati, o quelle sempre un po’ mosse?

Questa domanda ti porta inevitabilmente a riflettere sul modo in cui imposti il tempo nella tua vita. Vivi i millesimidisecondo, o i mmiiiiiiinuuuuuutiiiiiii?

E hai mai pensato di provare a modificare i tuoi tempi preferenziali?

Se la risposta è no, la fotografia ti permette di farlo. Almeno per gioco. Per qualche decina di scatti.

Prova e non te ne pentirai; sono certo che i risultati ti suggeriranno domande e le domande troveranno risposte. Non aver paura di cambiare le regole, le regole rigide servono solo a chi non si sa regolare…

Teoria: Definire un autoritratto fotografico

Che cosa si intende esattamente con il termine autoritratto fotografico?

Può sembrare una domanda banale, ma in realtà è piuttosto la risposta a questa domanda che rischia di esserlo. Mentre invece si tratta a mio parere di un concetto di fondamentale importanza per tutti coloro che intendono avvicinarsi a questo strumento a metà tra arte e terapia.

Comincio a rispondere con un esempio. Hai fatto caso alla molteplice diversità di immagini che le persone mettono su FaceBook al posto della propria profile picture?

Secondo te, queste immagini sono da considerarsi degli autoritratti oppure no? Mi viene da pensare di sì, perchè mi pare evidente che la persona sta cercando di raffigurare sè stessa e di comunicare al mondo questa sua raffigurazione di sè.

In certi casi si tratta di parti del proprio corpo, ma spesso e volentieri vi troviamo anche immagini raffiguranti paesaggi, disegni, dipinti, oggetti, ambienti, immagini astratte, etc.

Insomma tutto tranne che un classico ritratto come descritto nei manuali di fotografia. Al di là delle possibili ipotesi sul significato di queste scelte, quello che mi interessa farti notare è che ritengo che tutte queste immagini siano da considerarsi degli autoritratti tout court

Ricordati di questo concetto tutte le volte che penserai all’uso dell’autoritratto per lavorare su te stesso o sui tuoi pazienti.

Esercizio: Actors studio

Se tu fossi un attore, o un’attrice, chi saresti? E quale personaggio ti piacerebbe interpretare?

Pensaci un attimo, sono sicuro che conosci già la risposta tanto all’una quanto all’altra di queste due domande…stiamo parlando del tuo attore preferito, probabilmente nella sua migliore interpretazione.

Ecco dunque il tuo compito. Incarnare questo personaggio e fotografarlo.

Attenzione, non ho detto scimmiottare! Ho detto “incarnare” quel personaggio.

In altre parole devi cercare di entrare nella sua mente aiutandoti con il ricordo dell’aspetto e delle movenze del tuo attore preferito e facendo appello alle similitudini psicologiche piuttosto che a quelle fisiche (mai sentito parlare di Metodo Stanislavski?).

Cerca dentro di te quelle parti che corrispondono a quell’attore e a quel personaggio, sono sicuro che ci sono (altrimenti non lo avresti scelto), dopo di che procurati gli abiti necessari, pettinati e truccati a dovere e poi lascia il resto alla macchina fotografica.

Continua a scattare finchè non avrai trovato quello che cerchi. Quando sentirai di aver finito poniti questa domanda: quale spazio ha, nell’espressione della tua personalità, questo personaggio?

Benvenuto! Welcome! Bienvenue! Wilkommen!

Benvenuto!

Se sei arrivato su questo Blog significa che hai un qualche interesse per l’utilizzo della fotografia per scopi terapeutici o autoterapeutici.

In ogni caso qui, spero, troverai le informazioni che stai cercando unitamente a nuovi esercizi di autoraffigurazione, suggerimenti per l’utilizzo della tecnica auto-fotografica in diversi campi e con diverse tipologie di persone.

Inoltre potrai inviare i tuoi autoritratti, parteciapre a discussioni, proporre nuovi argomenti o thread di discussione, suggerire ricerche o cercare collaborazioni scientifiche in merito.

Spero che il sito ti sia utile, ma per ogni dubbio o necessità, non esitare a contattarmi personalmente.

Buona Navigazione!

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